1 studente su 4 assume psicofarmaci per combattere la paura da interrogazioni

Ci siamo passati tutti, la paura di un’interrogazione era tra le cause più frequenti della ”febbre del lunedi mattina”, quando cercavamo di far salire la temperatura del termometro, con il termosifone della stanza.

Ma i tempi sono cambiati e anche le strategie per non andare a scuola si sono aggiornate.
Questa volta, però, le cure non sono così sane e genuine, soprattutto se se si parla di psicofarmaci.


Secondo una ricerca recente, del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Università di Torino, presso le scuole medie di Torino, 1 studente  su 4 fa uso di psicofarmaci, poichè non reggono lo stress e l’ansia che le interrogazioni e i compiti in classe comportano.

Lo studio in questione non è ancora completo, perchè applicato ad un campione di 600 bambini, su un target di 2000 complessivi, però i dati sono comunque sconfortanti.

A parlare è la Dr.ssa Roberta Siliquini, ordinario di Igiene nell’ateneo piemontese, nel corso della presentazione del Rapporto Osservasalute 2011 tenutasi all’Università Cattolica di Roma;  “… a questi giovanissimi, dunque, viene proposta la risoluzione dei problemi per mezzo di sostanze esterne …” è il suo commento.

L’ansia per il compito in classe o l’interrogazione, è un ostacolo che sembra difficile da superare, e a volte, sembrerà strano ma è così, sono gli stessi genitori a suggerire qualche antidepressivo. Sintomo questo, di  mancanza di sani rapporti in famiglia.

Forse sarebbe meglio “educare” per primo chi dà di questi consigli, e fargli sapere che ha più senso reagire di fronte alle situazioni in maniera adeguata che rifugiarsi in antidepressivi e farmaci affini.

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