psicologo Salerno

Disturbo bipolare

Cos’è il Disturbo bipolare

I disturbi bipolari, sono un insieme di quadri clinici tra essi differenti, accomunati dalla presenza di oscillazioni dell’umore, che vanno dalla mania alla depressione (depressione bipolare o bipolarismo).

Gli episodi maniacali rendono le persone iperattive e sovraeccitate, mentre le fasi depressive inducono ad essere apatici e rallentati. A questo bisogna aggiungere che l’umore maniacale e depressivo sono correlati a cambiamenti nel modo di pensare e a volte a stati di confusione mentale.

Spesso, questa condizione a chi soffre appare come una vera maledizione: le oscillazioni, indipendentemente dalla durata dell’intervallo tra una fase e l’altra, rendono difficile impegnarsi in progetti a lungo termine e affrontarli con la serenità richiesta. E’ come partire per un viaggio sapendo che arriverà un tornado o un periodo di glaciazione.

Il disturbo bipolare influisce molto sui legami familiari. Questi ultimi, però, possono rivelarsi molto utili nella gestione dei sintomi di tale patologia.




Ellen Frank, professoressa di Psichiatria e Psicologia all’University of Pittsburgh School of Medicine, spiega: ” Educazione e psicoterapia sono molto importanti, perché la farmacoterapia ha un ruolo essenziale nella fase acuta del disturbo bipolare, ma per stabilizzare il paziente abbiamo avuto conferma da più di 10 recenti studi clinici che una psicoeducazione focalizzata sul disturbo bipolare ha una grande efficacia sul mondo nel quale il paziente pensa e gestisce la sua vita.  La psicoterapia non è utile solo per una tipologia precisa di pazienti, ma per tutti.

Nell’ambito di un recente studio clinico abbiamo combinato con esiti eccellenti psicoterapia individuale e familiare in pazienti ad alto rischio di ricadute. La famiglia, in tutta sincerità, può essere per un paziente un vantaggio o uno svantaggio: dipende dal modo in cui si prende cura del paziente. Quando i familiari sono troppo critici o negativi col paziente, oppure troppo coinvolti nella vicenda finiscono per rappresentare un fattore di rischio, mentre quando la famiglia di un paziente riesce a stabilire un metodo di comportamento positivo e collaborativo rappresenta un fattore di grande utilità nello stabilizzare i sintomi del disturbo bipolare”.

Già da questa breve e parziale descrizione del disturbo bipolare si può comprendere quanto sia grave l’interferenza della malattia nella vita della persona e nelle sue relazioni interpersonali.

In particolare, nei rapporti in famiglia la tensione può raggiungere livelli molto elevati. In fase maniacale la persona può difatti diventare aggressiva, irritabile e impulsiva, mentre una volta depressa, si rinchiude in sé ed espime passivamente la propria aggressività e intolleranza verso gli altri.

– Leggi: Il cambiamento in psicoterapia

Per ridurre i conflitti, una delle cose più importanti è che i familiari siano a conoscenza della diagnosi e di ciò che essa comporta. In questa direzione, esistono corsi di Psicoeducazione, nei quali vengono spiegate alle famiglie cos’è il disturbo bipolare, come si manifesta, quali sono le terapie farmacologiche e quelle psicologiche. Oltre ad incrementare la conoscenza sulla malattia, la condivisione del problema e delle angosce da esso derivate è un momento fondamentale per mantenere il nucleo familiare unito e consapevole di ciò che li coinvolge tutti.

Inoltre, un ruolo importantissimo dei familiari è quello di monitorare l’andamento dell’umore e dare l’allarme tempestivamente.

Soprattutto con l’ascesa verso la fase maniacale, la persona tende a perdere la consapevolezza del cambiamento in atto, arrivando a negare i sintomi e rifiutando l’aiuto. Sul versante opposto, quando l’umore scende verso la depressione, pensieri suicidari e autodistruttivi richiedono una supervisione dall’esterno.

Quindi, sia per quanto riguarda il mantenimento o la modificazione della terapia farmacologica, sia per un supporto psicologico, familiari collaboranti e partecipi sono una risorsa fondamentale per la cura e la tutela della persona affetta da disturbo bipolare.

Psicoterapia e disturbo bipolare


Il disturbo bipolare costituisce la patologia psichiatrica che più si avvicina al modello medico di malattia e da tempo si vanno accumulando prove scientifiche sulla loro origine genetica, cioè ereditaria, e sulle alterazioni del Sistema Nervoso Centrale -di tipo biochimico, neurotrasmettitoriale e neuroendocrino- che sono alla base delle diverse manifestazioni cliniche. Inoltre, al contrario di quanto accade per altre malattie, oggi c’è un notevole accordo tra gli psichiatri sui farmaci da utilizzare sia nella cura degli episodi acuti, sia nella prevenzione delle recidive.
Ma se è tutto così chiaro, viene da chiedersi, perché chi soffre di disturbo bipolare dovrebbe seguire una psicoterapia?

 

Per trovare una risposta a questa domanda bisogna partire dalla constatazione che si tratta di una patologia con un alto rischio di ricadute per cui, se non vengono messe in atto misure preventive adeguate, il soggetto andrà incontro a ulteriori nuovi episodi con un rischio che, in alcuni casi, è superiore al 90%.

I più recenti studi clinici dimostrano che circa il 30/50% dei pazienti che riceve la diagnosi di disturbo bipolare non accetta l’idea di dover assumere continuativamente delle cure e tende a interrompere i trattamenti appena superata la fase acuta con conseguenze facilmente immaginabili per chi conosce questo disturbo. Inoltre, anche quando le cure sono seguite regolarmente, solo la metà dei pazienti risponde in maniera completa, mentre la restante metà ottiene un giovamento parziale, continuando a manifestare episodi maniacali e depressivi anche se più leggeri e meno frequenti che in precedenza.Infine, e questo è solo in parte collegato alla frequenza e alla gravità degli episodi, il disturbo bipolare provoca gravi disagi nella vita del soggetto come riduzione della capacità lavorativa o di applicazione nello studio, problemi economici, perdita di prestigio sociale, comportamenti illegali, divorzio, abuso di alcol o sostanze. In tutti i casi in cui c’è una scarsa adesione alle cure, una risposta parziale alle terapie o quando il disturbo ha provocato importanti complicazioni socio-lavorative e familiari è opportuno associare alla terapia farmacologica un trattamento psicoterapico

Quali dovrebbero essere gli obiettivi di un’eventuale psicoterapia?

Data la premessa, e cioé che la terapia farmacologica è indispensabile per tentare di prevenire le ricadute del disturbo bipolare, una psicoterapia dovrebbe innanzitutto migliorare l’adesione alle cure mediche. Il terapeuta dovrebbe aiutare il paziente ad accettare l’idea di essere affetto da un disturbo con caratteristiche ricorrenti e la conseguente necessità di cure a lungo termine. In molti casi è necessario affrontare la paura di assumere farmaci, l’idea irrazionale che questi possano provocare dipendenza o trasformare la personalità, imparando a valutare, sulla base dei dati scientifici disponibili, che i vantaggi del non avere ulteriori ricadute superano gli svantaggi derivanti dagli effetti collaterali.
Nella fase iniziale della psicoterapia il terapeuta dovrebbe continuare il lavoro di informazione iniziato dallo psichiatra clinico, fornendo al paziente e ai familiari ulteriori notizie sui sintomi della depressione, della mania e dell’ipomania, sulle modalità evolutive (decorso) e sulle conseguenze del disturbo bipolare.

– Leggi: Come affrontare il disagio

Una buona informazione serve ad aiutare paziente e familiari a riconoscere i segni premonitori di un nuovo episodio in modo da avvertire immediatamente lo psichiatra; è infatti esperienza quotidiana che un intervento precoce, entro 2-3 giorni, può bloccare l’evoluzione verso un episodio pieno e le relative conseguenze.
Il terapeuta dovrebbe inoltre aiutare il paziente a contenere la paura delle ricadute e la frustrazione connessa ad un’eventuale risposta parziale alla terapia medica e consentirgli di superare i problemi emotivi e disadattativi provocati dal ripetersi degli episodi maniaco-depressivi come l’alterazione dell’immagine di sé, la perdita di autostima, il timore di una stigmatizzazione, le difficoltà relative al funzionamento psicosociale e in particolare a livello di carriera scolastica o lavorativa, le conseguenze nella vita affettiva e familiare, le preoccupazioni circa future gravidanze e l’educazioni dei figli.
Se negli episodi precedenti si sono manifestati comportamenti violenti o bizzarri occorrerà considerarne le conseguenze legali, sociali e emotive. Importante è anche un intervento con i familiari per favorire un atteggiamento di comprensione e di protezione da parte dei congiunti e migliorare le strategie comunicative all’interno della famiglia. Bisogna infatti tener conto che le situazioni conflittuali o stressanti protratte, oltre a peggiorare la qualità della vita di tutta la famiglia, aumentano il rischio di ricadute. Per lo stesso motivo occorre ottimizzare, anche attraverso tecniche psicologiche specifiche dette di problem solving, il funzionamento sociale e lavorativo insegnando a gestire meglio gli eventi stressanti.
Un ulteriore obiettivo della psicoterapia è aiutare il paziente a superare eventuali episodi traumatici, possibili in fase maniacale, portandolo a comprendere, tra le altre cose, perchè sia stato necessario, per il suo stesso bene, mettere in atto scelte terapeutiche apparentemente “violente” o “traumatiche”, come un Trattamento Sanitario Obbligatorio.
A questo punto si delinea l’ultimo, e spesso più spinoso, interrogativo: come orientarsi tra le tante psicoterapie esistenti e, soprattutto, come capire se è stata scelta la persona giusta?

La letteratura scientifica riferisce di casi trattati con successo mediante i più diversi approcci psicoterapici come la terapia psicoeducazionale, cognitiva, interpersonale e dei ritmi sociali, familiare, di gruppo e la psicoterapia a indirizzo psicoanalitico. Allo stesso modo, pur non trattandosi di una psicoterapia, si sono rivelati utili anche i gruppi di auto-aiuto.

L’esperienza clinica indica che nel disturbo bipolare l’attenzione dovrebbe essere posta più sulla scelta del terapeuta che non di una specifica forma di psicoterapia essendo utile un approccio “eclettico”, che si adatti alle esigenze e alle caratteristiche del singolo paziente. Fondamentale è che lo psicoterapeuta abbia una profonda conoscenza della malattia, che sappia condurre la terapia con elasticità, e soprattutto che non si opponga all’uso dei farmaci ma anzi ne sostenga la necessità, considerando gli interventi farmacologico e psicologico non in contrasto ma di reciproco supporto e vedendo nello psichiatra clinico il principale alleato con cui instaurare, pur nel rispetto della propria autonomia professionale, una collaborazione costante.

In conclusione, nel disturbo bipolare esistono specifiche condizioni in presenza delle quali il clinico dovrebbe consigliare di associare (ma mai sostituire) alle cure farmacologiche un trattamento psicoterapeutico.
Questa strategia, ancora sotto utilizzata, determina sicuramente un miglioramento della qualità di vita e dell’adattamento sociale e lavorativo dei pazienti e, forse, attraverso un aumento della consapevolezza di malattia e della necessità di seguire le cure, riduce anche la frequenza delle ricadute e il rischio di ospedalizzazioni.

Mi occupo di disturbo bipolare presso i miei studi privati in Salerno e provincia. Se volete fare chiarezza sul vostro attuale stato psico-fisico, potete contattarmi e insieme valuteremo la possibilità d’intraprendere un percorso di psicoterapia.

 

Dr.ssa Mirella Mazzaccaro

  • Test sul disturbo bipolarequi

 

14 commenti su “Disturbo bipolare

  1. barbara ha detto:

    Buon giorno dottoressa, le scrivo per avere da lei delle informazioni sul disturbo bipolare tipo1 .. Ne soffro da. Circa 4 anni, sono in cura da 3 anni. La terapia e litio 2 capsule al di, cimbalta 2 da 60 al di, seroquel 1 capsula da 150 al di. Solo non sono più me stessa , non ho più stimoli .e iniziato da tre anni da quando ho iniziato la terapia..la mia psichiatra ha provato varie volte modificando la terapia ma niente. Ce una soluzione o sara sempre cosi?

  2. Alfonso ha detto:

    Ho un problema del genere con la madre di 2 miei figli. Non c’è la faccio più ma soprattutto ho paura per i bambini la madre non accetta di essere malata e fa uso di alcool e stupefacenti e’ una situazione insostenibile che mi consigliate? Diventa molto violenta ed ho paura di passare un guaio datemi consigli grazie

  3. Frank ha detto:

    Ciao alfonso . Ti consiglio di farla seguire da una buona struttura sia per lei che per la sicurezza dei tuoi figli

  4. Vincenzo ha detto:

    Buona sera, mi chiamo Vincenzo, da adesso sono venuto a conoscenza che mia figlia una delle due che mi sono stati rapiti 21 anni fa dalla mia ex e portati in Sud Africa con precisione a Johannesburg, sono tornati in Italia e vivono in Sicilia mentre io vivo nel Lazio, inoltre sono venuto a conoscenza che gli è stato diagnosticato il disturbo bipolare, vorrei sapere quali sono le cause e cosa posso fare io che ho un’altra famiglia ad aiutare questa figlia e se ce anche se una possibilità anche a lungo andare che possa determinare una guarigione anche se non completa di una buona percentuale.

  5. Alfonso ha detto:

    Stando agli studi il problema potrebbe essere generico comunque ci vuole sicuramente una buona cura farmacologica poi affidati ad un medico che valuti il livello di malattia e che dia dei validi consigli. La famiglia pure gioca un ruolo determinante. Raccontami qualcosa del suo comportamento .aspetto

  6. Alfonso ha detto:

    Per esempio a me il cambiamento di umore e’ terrificante per me. È’ logorroica ruba , e’ invidiosa delle cose degli altri

  7. Alfonso ha detto:

    Un altra cosa che mi manda in bestia poiché ho 2 bambini con questa donna è che nega sempre fino a farsi ammazzare delle stronzate che fa. Lei ad esempio beve e lo nega poi ho scoperto anche che sessualmente pure non la capisco più e’ disinibita ecc…..

  8. Alfonso ha detto:

    Fa cose schifosissime e nega sempre ma quello che pure mi manda in tilt e’ che il resto della famiglia sorelle zie negano sempre tutto e dicono che il malato sono io incredibile

  9. Alfonso ha detto:

    Inoltre non riesce a tenersi un amica e’ come se dove passa lei non cresce più l’erba

  10. morena ha detto:

    Secondo me se l ami la devi aiutare farle capire che deve farsi curare per il suo bene e per il ene di tutta la famiglia!Deve sentirsi amata se no non fara mai niente di positivo!Ändra sempre contro se stessa e contro tutti!ha bisogno di molta considrazione e di una persona che capisca tutti i meandri della sua mente percui una persona che la conosce meglio quasi di lei stessa per poterla dirigere verso una visione della vita ottimista e positiva.questa persona puo essere un ex la madre o un bravo psicanalista!Solo con un assiduo e sensibile sostegno psicologico ess potra creare quelle basi che finora lesono venute mancare causate da traumi riguardanti sia la nascita che l infanzia e l eta adulta tutti questi sommati hanno prodotto la malattia essa deve avere una valvola di sfogo molto potente che l indirizzi il suo pensiero lo forgi e gli la fiducia e la forza necessarie e incanalare il suo pensiero in modo che possa distinguere il vero dal falzo e il bene dal male .

  11. Manuela ha detto:

    Sono una mamma in pena: dal 2002 a mio figlio è stato diagnosticato(dopo una diagnosi del direttore del C.S.M:: “Non ha NESSUNA psicopatologia ). :DISTURBO BIPOLARE CON SCREZI PSICOTICI.
    Marco ha iniziato a entrare nel “tunnel dei Psicofarmaci” e molti ESPERIMENTI( così li chiamiamo in famiglia) e non è più uscito. adesso , dopo 9 psicofarmaci al giorno, si lamenta sempre più: non lavora, è nervosissimo, mangia e fuma tantissimo. In famiglia siamo stremati e nervosi; ha avuto tanti ricoveri, addirittura a Verona gli è stato tolto il LItio, adesso prende: Litio: da 100: 3 compr.e mezzo, Depakin da 500::3, Biperdene cloridato: 1, , Risperidone 2mg.. :1, Lorazepan: da 2,5: 1. per dormire: Delorezepan. 1mg: 40 gocce. Ma i Psicofarmaci sono droghe e creano dipendenza: ?
    ha avuto anche 3 recidive di tromboflebite e adesso gli verrà asportata la Cistifellea ma SONO PREOCCUPATA xl LA SUA QUALITA’ DI VITA. C’è troppa tensione in famiglia. Lui vorrebbe che gli fossero scalati i farmaci ma il medico non vuole.

  12. Silvia ha detto:

    Manuela come sta andando tuo figlio? Anch io a 25 anni mi avevano imbottito di farmaci. Ero piena di speranza di star meglio. Poi pian piano mi rendevo conto che erano più gli effetti collaterali che gli effetti positivi. Ho mollato tutto. Gli psicofarmaci ti appiattiscono il cervello e le emozioni

    1. savino ha detto:

      Mia sorella anche.dopo aver smesso di prenderli, ma pregando tutti assieme è guarita.oggi è felicemente sposata ed ha una bambina stupenda, tornando ad essere come lei! Non date retta ai dottori, loro pensano solo ai soldi!

      1. Orsola ha detto:

        Buonasera! Io e il mio attuale compagno siamo insieme da 1anno!Aiutatemi a capire se è solo un gran bugiardo,oppure soffre dì disturbi! Mi ha sempre nascosto che abitava con la sua ex e tra loro è finita in tutti i sensi.Io e lui siamo innamoratissimi ci vogliamo un gran bene! Attualmente lui abita ancora con la sua ex! Il problema è che lei ha scoperto tutto di noi,e il comportamento del mio compagno fa impazzire sia me che la sua ex……….Io e la ex siamo in contatto!Ci diciamo tutto.Lui a mi dice sempre che vuole stare con me per sempre. IDEM anche connl’altra.Ci sta facendo impazzire. Aiuto SOS

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