E’ vero che la depressione aumenta in primavera?

Quando colpisce la depressione?

Nella nosografia classica la crisi depressiva è un disurbo caratterizzato da un’alterazione del tono dell’umore. Secondo Kraepelin queste crisi hanno una certa tendenza a presentarsi più volte nel cambio del ciclo stagionale (dall’inverno alla primavera) e ripetendosi comunque più volte nel corso della vita della stessa persona.

Un primo approccio, orientato a rilevare le manifestazioni ricorrenti della depressione rispetto all’ambiente, focalizza l’attenzione sull’individuo, sui suoi comportamenti e/o conoscenze e valutazioni dell’ambiente stesso. Penso  che siano due i generali spunti di riflessione, ossia, il primo riguarda i comportamenti che le persone depresse esibiscono in relazione alle caratteristiche dell’ambiente, il secondo riguarda invece le modalità e/o i percorsi attraverso cui le persone stesse arrivano a conoscere e  a saper valutare i sintomi depressivi.

Una caratteristica che la persona depressa può assumere rispetto alla dimensione spaziale dell’ambiente è quella di regolare la distanza fisica che la separa dagli altri “tu non esisti”.

Per quanto riguarda lo studio dei limiti di tolleranza che le persone affette da depressione manifestano nei confronti delle stimolazioni sensoriali provenienti dall’ambiente, soprattutto in questa stagione, hanno dunque privilegiato quelle di tipo visivo (illuminazione e colore), termico (temperature estreme), ma soprattuttto acustico (rumore), e come ci ricorda ad esempio Holahan, il rumore può diventare “un suono che l’ascoltatore non vuole ascoltare”.

Primavera ed estate sono le stagioni a maggiore rischio suicidio. A dispetto, dunque, delle credenze piu’ comuni, che vogliono la depressione e l’istinto al suicidio legati ad autunno e inverno, arriva uno studio australiano condotto nel corso di dieci anni. ”Nei periodi di maggiori ore di luce aumenta la percentuale dei suicidi, mentre non esistono altri legami significativi tra questo gesto e altri elementi meteorologici come il cambio della temperatura o la pioggia”, riferisce sull’American Journal of Psychiatry Gavin Lambert, del Baker Heart Research Institute di Melbourne… (fonte: adnkronos.com)


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