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Autore Topic: il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)  (Letto 8904 volte)

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il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)
« il: 15 Marzo, 2013, 16:00:48 »
Come nei post precedenti sui DSA, di cui mi occupo e dove potete chiedermi liberamente informazioni o chiarimenti e dove ho lasciato informazioni generali sul tema, ci tengo ad aprire una sezione anche sul disturbo d'attenzione ed iperattività che è un disturbo a parte rispetto alla categoria dei disturbi dell'apprendimento. Ecco alcune informazioni.
I sintomi clinici del bambino con ADHD:
- i neuropsicologi hanno riscontrato come bambini con ADHD presentino problemi attentivi soprattutto in compiti che richiedono l’uso di processi altamente controllati, (es. per lo svolgimento di compiti prolungati nel tempo o in attività in cui è necessaria la flessibilità e strategie cognitive).
- per quanto riguarda l' impulsività i bambini con ADHD hanno difficoltà nell’inibire una risposta predominante, hanno difficoltà nel fermarsi in corrispondenza di risposte che possiedono uno spazio temporale per decidere se continuare o meno l’esecuzione, hanno delle difficoltà nel controllare le interferenze.
- questi bambini fanno più movimenti di quelli non iperattivi; questo eccesso di movimenti sembra non essere una funzione secondaria della distraibilità, poiché è stato osservato lo stesso eccesso di movimenti durante il giorno e durante le ore di sonno cioè quando non viene richiesta attenzione o non viene richiesto nessun controllo comportamentale.
L’iperattività è spesso associata ad altri disturbi: possono coesistere alcuni problemi con l’ADHD (es. comportamento oppositivo, disturbo specifico di apprendimento); le difficoltà più comuni, associate all’ADHD, sono l’oppositività e la condotta.
Tranquilli genitori, esistono degli interventi comportamentali che hanno portato a dei risultati positivi in molti studi clinici, infatti L’ADHD può venire trattato anche con interventi ambientali i quali presuppongono che se le abilità richieste per regolare il comportamento sono deficitarie allora tali abilità dovrebbero essere direttamente insegnate o sviluppate. Insegnare al bambino abilità specifiche nella regolazione di sé, è spesso compito dell’educazione genitoriale (parent training) e degli insegnanti dove si ricompensa il comportamento appropriato e si punisce il comportamento inappropriato.
Per ulteriori informazioni sono a disposizione. Un saluto.
"Porsi un obiettivo è la più forte forza umana di auto motivazione."  (Paul J. Meyer)

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Re:il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)
«Risposta #1 il: 06 Agosto, 2013, 21:21:26 »
mi chiedo cosa possa fare un intervento comportamentale su un qualcosa che di comportamentale non ha niente. Il comportamento è un sintomo, lavorare sul comportamento è come dare una aspirina quando hai una infezione : la febbre si abbassa ma il problema persiste.

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Re:il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)
«Risposta #2 il: 07 Agosto, 2013, 09:54:44 »
Salve MaximusXMeridio, comprendo i suoi dubbi e le sue affermazioni; comunque proverò a risponderle innanzitutto dicendo che la sindrome ADHD è stata  scoperta solo di recente in quanto pochi anni fa non si conosceva tale disturbo e spesso si colpevolizzava il bambino a scuola e a casa per i suoi comportamenti spesso eccessivi e inadeguati. Per fortuna i progressi scientifici hanno inquadrato questo disturbo definendone caratteristiche e diagnosi, sviluppo e possibili cure tra cui quella farmacologica (parlo di psicostimolanti come ad esempio il metilfenidato) che a mio parere deve essere seguita comunque sempre da una terapia del comportamento effettuata da uno specialista come lo psicologo. La terapia  cognitivo comportamentale, sempre a mio parere, è la migliore per la cura dei sintomi dell'ADHD (anche molto usata con soggetti affetti da autismo, vedi la terapia ABA), essa  è costituita da un varietà di interventi accomunati dall’obiettivo di modificare l’ambiente fisico e sociale del bambino al fine di modificarne il comportamento. Tali interventi sono focalizzati a garantire al bambino maggiore struttura, maggiore attenzione e minori distrazioni e inoltre migliorano l'autostima del bambino e la sua qualità di vita (anche della famiglia). Nello specifico, le modificazioni ambientali sono implementate istruendo genitori ed insegnanti su specifiche tecniche di ricompensa per comportamenti desiderati (rinforzo positivo) o di punizione/ perdita di privilegi per il mancato raggiungimento degli obiettivi desiderati. L’applicazione ripetuta di tali premi e punizioni può modificare progressivamente il comportamento. Nel breve termine gli interventi comportamentali possono migliorare le abilità sociali, le capacità di apprendimento e spesso anche i comportamenti disturbanti; generalmente risultano però meno utili nel ridurre i sintomi cardine dell’ADHD quali inattenzione, iperattività o impulsività. La terapia deve essere svolta sia a casa che a scuola dagli insegnanti, insomma deve avere un continuum per essere efficace. Il principio della terapia cognitivo comportamentale è che sia attuata sia a scuola che a casa, quindi per aiutare un bambino con ADHD genitori ed insegnanti dovrebbero acquisire le seguenti abilità:
1. Potenziare il numero di interazioni positive col bambino.
2. Dispensare rinforzi sociali o materiali in risposta a comportamenti positivi del bambino.
3. Ignorare i comportamenti lievemente negativi.
4. Aumentare la collaborazione dei figli usando comandi più diretti, precisi e semplici.
5. Prendere provvedimenti coerenti e costanti per i comportamenti inappropriati del bambino.
Tutto ciò è davvero utile per migliorare la qualità di vita del bambino e della famiglia.
Detto ciò rimango a disposizione per future domande e dubbi,sperando di risolverli.Saluti.
Dott.ssa Antonella Nappi
"Porsi un obiettivo è la più forte forza umana di auto motivazione."  (Paul J. Meyer)

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Re:il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)
«Risposta #3 il: 07 Agosto, 2013, 12:46:22 »
Dottoressa, innanzitutto la ringrazio e spero di poter aprire con lei un dibattito costruttivo in merito. Penso possa far bene a chiunque visiti il forum e vive una situazione simile alla mia. Sono padre di un bambino di quasi 4 anni diagnosticato a 27 mesi con DGS di tipo autistico. Da quasi due anni quindi, sia io che mia moglie, ci siamo gettati a capofitto per cercare di migliorare la situazione di nostro figlio cercando di valutare i tanti tipi di intervento previsti, sia quelli considerati "tradizionali", sia quelli considerati "alternativi".
Ovviamente quando si affronta un percorso simile si forma una determinata convinzione e mi piacerebbe portarle la mia esperienza frutto anche di continuo desiderio da parte mia di approfondimenti. Anche io e mia moglie conosciamo l'ABA-VB ed attualmente lo utilizziamo per lavorare con nostro figlio anche se con una frequenza sempre minore. Sono fermamente convinto che prima di operare sul comportamento occorre lavorare prioritariamente su altri aspetti. Come lei sa le diagnosi sono effettuate valutando la presenza o meno di "comportamenti" ovvero di "sintomi". Ciò che io discuto è il fatto che non si faccia quasi nulla per poter individuare le possibili cause. La mia esperienza in merito mi ha permesso, ad esempio, di stabilire che dietro alcuni dei "comportamenti" di mio figlio c'erano ad esempio problematiche di tipo fisico, risolte le quali sono cessati. Altro aspetto che ho avuto modo di constatare è stata ad esempio la mancata "obliterazione" di alcuni riflessi primitivi o la mancata maturazione di alcune abilità che, alla sua età, dovevano essere già ampiamente acquisite : tanto per farle un esempio non vi era un adeguato riflesso pupillare in uno dei due occhi, cosa che comporta difficoltà visuo-spaziali che non gli permetteva di riprodurre movimenti che avrebbe dovuto imitare durante le sessioni ABA. Erano presenti ancora il riflesso di moro (che dovrebbe svanire entro i 6 mesi) e anche a livello motorio c'erano problemi (corsa in 4 tempi invece che in 2) anche se ai nostri occhi inesperti appariva tutto in regola. Tutto questo apparentemente pare non spiegare nulla e invece a mio avviso spiega tutto. La mia convinzione è che fondamentalmente l'autismo non sia un problema "mentale" o comportamentale ma sia in poche parole un problema legato allo sviluppo che, per una qualche ragione (sulla quale adesso non voglio discutere) si è interrotto o ha subito una sorta di sfasamento.
A proposito di deficit di attenzione : secondo me la definizione è poco corretta. In realtà un bambino con problemi di questo tipo, cosa che è presente anche in mio figlio, non è "poco attento" ma è "troppo attento" ovvero non riesce a discernere in un determinato ambiente, i dettagli significativi da quelli meno importanti. Se io sono con lei in una stanza guarderò lei, magari mi concentrerò sulle sue parole ma probabilmente non ricorderò nulla di ciò che la circonda in quell'ambiente. E' un'azione che noi "neurotipici" attuiamo senza accorgercene ma che un bambino con problemi di sviluppo non è in grado di fare. L'ho constatato io stesso con mio figlio che, nella visione di un filmato è in grado di ricordare particolari insignificanti e di riprodurli in modo perfetto, tralasciando magari gli aspetti fondamentali.
Ecco perchè ritengo scorretto lavorare su un comportamento quando c'è una difficoltà di base. Se mi dessero anche il rinforzo migliore del mondo e mi chiedessero di correre i 100 metri cone Usain Bolt io non riuscirei e forse la cosa mi frustrerebbe pesantemente. Lei non crede ? Poi sia chiaro, non dico che lavorare sul comportamentale sia scorretto ma ciò non può prescindere dalla considerazione degli aspetti da me citati.
Per quel che riguarda i trattamenti farmacologici, invece credo che siano quanto di meno salutare ci possa essere.

Cordialmente


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Re:il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)
«Risposta #4 il: 07 Agosto, 2013, 15:34:06 »
Salve, ho letto con attenzione le sue argomentazioni. Come avevo intuito, la sua domanda precedente non era riferita quindi ad un terapia comportamentale per soggetti affetti da ADHD (che in realtà è la sezione in cui le sto rispondendo e di cui mi occupo oltre alla dislessia e ai disturbi dell'apprendimento e del comportamento in età evolutiva), quindi ora comprendo che lei evidentemente si riferiva a un disturbo più grave (clinicamente parlando) e complicato dell'ADHD ossia al disturbo dello spettro autistico quindi andrebbe fatta una differenza fondamentale tra i due disturbi e tra le terapie e i risultati che la terapia può portare in ognuno dei singoli casi. Ma analizziamo la sua situazione e riferiamoci allo spettro autistico. Prima di tutto, mi complimento per come sta affrontando la situazione con suo figlio e la sua patologia, informarsi è fondamentale ed è bellissimo quanto lei e sua moglie vi stiate sacrificando per cercare di offrire a vostro figlio una vita serena e come qualunque genitore vorrebbe alla pari degli altri bambini, inoltre comprendo l'amarezza che prova e la sfiducia perché capisco quanto sia difficile vivere ogni giorno con una persona affetta da autismo. Personalmente reputo i bambini autistici dei bambini speciali perché hanno un modo di comunicare unico al mondo e il problema è che spesso non sono capiti o adeguatamente aiutati e seguiti. Come lei sa l'autismo (rispetto all'ADHD) è irreversibile, quindi si può assicurare solo un miglioramento della patologia e della qualità di vita del paziente ma non la sua totale cura anche se si stanno facendo notevoli progressi scientifici in questo campo (es. con le cellule staminali). Purtroppo ad oggi non si conosco ancora bene le cause della malattia ecco perché non esiste una cura valida ma solo delle terapie di supporto alla malattia come ad esempio la terapia applicata al comportamento  (ABA o la verbal, ABA VB recentissima ma la più efficace a mio parere); immagino abbiate una terapista che segue il bambino a casa  facendo delle sessioni cliniche e sia monitorata da un'analista comportamentale (supervisore).Comunque la diagnosi è stata fatta relativamente  presto in quanto sapendo che la maggior parte delle famiglie chiedono una diagnosi ai professionisti  solo dopo che i loro figli compiono i 4 anni (spesso scambiando l'autismo per un disturbo di udito o visivo) e quindi lei capirà il vantaggio e l'importanza di una diagnosi precoce per poter agire prima sui sintomi o i deficit. Ciò che manifesta suo figlio (es. le  difficoltà visuo-spaziali e motorie, il riflesso di moro,...) è comune anche agli altri bambini autistici, purtroppo sono i sintomi della malattia che prevede quindi vari disturbi dello sviluppo (ricordiamoci che l'autismo nel DSM IV,manuale dei disturbi mentali, è classificato nosologicamente come un disturbo pervasivo dello sviluppo) ma soprattutto della comunicazione, interazione sociale e del linguaggio più che del comportamento. Quindi ciò che lei ha intuito è esatto, l'autismo prevede problemi comportamentali ma anche dello sviluppo delle abilità cognitive, motorie, sociali...che nei normodotati è maggiore rispetto ad un bambino autistico. Sono d'accordo sul fatto che i farmaci non siano una soluzione infatti prediligo le terapie cognitive e del comportamento che possono aiutare a combattere gli effetti
indesiderati della malattia, non curarla nè possono spiegarne la causa (che è a livello cerebrale ma non se ne conosce il meccanismo). Concludo dicendo che tutto ovviamente dipende dalla diagnosi di suo figlio, se è ad esempio un autismo ad alto funzionamento  (quindi forma lieve e più facilmente
gestibile) o meno. Quando si parla di trattamento farmacologico del disturbo autistico, ci si riferisce ad un sottogruppo di soggetti autistici che presentano particolari sintomi-bersaglio, quali ad es. l’aggressività, l’autolesionismo, le crisi di rabbia, l’iperattività, le stereotipie, etc. Solo in questi casi è consigliabile usare psicostimolanti, comunque noi psicologi non possiamo prescriverli quindi spetta al medico curante o al neuropsichiatra infantile che ha fatto la diagnosi al bambino. Infine riguardo al suo dubbio su cosa sia l'autismo, ossia se è un disturbo mentale, del comportamento o dello sviluppo le rispondo che le tre cose sono collegate quindi vengono chiamate in causa tutte queste funzioni (soprattutto quelle esecutive, il Sistema Nervoso Centrale, che comandano la motricità, la percezione, il comportamento, le risposte all'ambiente e l'adattamento e quindi anche l'apprendimento e lo sviluppo in particolare l'apprendimento di comportamenti idonei o meno e lo sviluppo di risposte adeguate o meno). Attenzione però perché ogni caso è a parte e vede manifestazioni più o meno gravi e sintomi più o meno problematici da gestire e risposte più o meno efficaci a seconda della persona, la malattia è individuale e il decorso anche; ripeto, il disturbo ad oggi non prevede una cura certa e valida quindi dovete armarvi di pazienza e continuare a farvi sostenere da coloro che si occupano di questa patologia (quindi i professionisti di cui vi fidate e che hanno diagnosticato vostro figlio) e sperare che in futuro si trovi una soluzione a questa malattia. Personalmente vi consiglio di proseguire con l'Aba Vb, vi suggerisco di iscrivere vostro figlio (almeno in età prescolare quindi tra un paio di anni) a dei corsi di arteterapia di cui mi sono anche occupata in passato che aiutano molto gli autistici a sviluppare la loro creatività e aumentando notevolmente la loro autostima perchè loro sono molto sensibili come immagino lei sappia e questa  attività ho notato che li gratifica molto. Rimango a disposizione. Saluti, dott.ssa Antonella Nappi.
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Re:il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)
«Risposta #5 il: 07 Agosto, 2013, 16:26:48 »
Gent.mo MaximusXMeridio, benvenuto nel Forum :)
Penso possa far bene a chiunque visiti il forum e vive una situazione simile alla mia. Sono padre di un bambino di quasi 4 anni diagnosticato a 27 mesi con DGS di tipo autistico. Da quasi due anni quindi, sia io che mia moglie, ci siamo gettati a capofitto per cercare di migliorare la situazione di nostro figlio cercando di valutare i tanti tipi di intervento previsti, sia quelli considerati "tradizionali", sia quelli considerati "alternativi".
Ovviamente quando si affronta un percorso simile si forma una determinata convinzione e mi piacerebbe portarle la mia esperienza frutto anche di continuo desiderio da parte mia di approfondimenti. Anche io e mia moglie conosciamo l'ABA-VB ed attualmente lo utilizziamo per lavorare con nostro figlio anche se con una frequenza sempre minore. Sono fermamente convinto che prima di operare sul comportamento occorre lavorare prioritariamente su altri aspetti.

è così importante la sua testimonianza, che meriterebbe uno spazio dove si possano approfondire alcuni aspetti legati all'autismo, in relazione alla vostra esperienza personale, ivi comprese le modalità con cui vi siete approcciati alle possibili terapie, i risultati ottenuti col tempo....per essere oggetto di discussione e di riferimento anche da parte di altri genitori nella stessa sua situazione.
La invito di conseguenza a scrivere un nuovo Topic nella sezione Autismo, Disturbo di Asperger, Disturbo di Rett, Disturbo Disintegrativo in cui ci può raccontare la sua storia.
Qui rischiamo di andare Off Topic, poichè parliamo di DSA, in particolare di ADHD. ;)
  • Chiedete...e vi sarà dato

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Re:il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD)
«Risposta #6 il: 07 Agosto, 2013, 16:57:11 »
accetto volentieri l'invito a parlarne altrove anche se, forse sbagliando, sono certo che molto spesso si utilizzino etichette (cosa che personalmente odio) per identificare ciò che potrebbe essere riassunto in due semplici parole : Problemi di Sviluppo.
Sarò felice di raccontarvi la mia esperienza e anche di essere un pochino la "voce fuori dal coro" viste le mie convinzioni in materia. So bene che potrei toccare anche argomenti che in un certo senso non saranno per niente condivisi. Il tutto potrebbe essere spunto per altri genitori ma anche io stesso potrei ricavarne un arricchimento anche se le mie idee potranno apparirvi ben lontane dalle vostre. Credo che se ci si vuole rafforzare nelle proprie convinzioni la cosa migliore sia appunto parlare con chi crede in tutt'altro. E' un aspetto che cerco di mettere in pratica in tutti gli aspetti della mia vita e penso sia un buon presupposto per trovare la strada giusta, soprattutto per quel che riguarda l'aiuto che posso dare a mio figlio.

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