L’adozione vista dal bambino

bambini e separazione

Qual è il ruolo dello psicologo nell’adozione?

C’è da compiere una distinzione tra le coppie che adottano un neonato e quelle che adottano un bambino più grande. Le prime devono infatti confrontarsi con problematiche in gran parte simili a quelle dei genitori naturali, quali l’assunzione del ruolo genitoriale, il cambiamento della routine familiare e il reciproco adattamento, reso più difficile dall’estraneità iniziale: le seconde invece si trovano a fronteggiare una situazione più complessa.

I bambini più grandi infatti provengono generalmente dagli Istituti, che, se da un lato permettono al bambino di vivere in un ambiente protetto che provvede alla sua alimentazione ed istruzioone, dall’altro sono per lo più luoghi anonimi, anzi, spersonalizzati, privi degli stimoli che caratterizzano i nuclei familiari. La vita in un Istituto, è in genere monotona e rigidamente organizzata e i rapporti con gli adulti sono per lo più formali; molti bambini non si adeguano a questo stile di vita e assumono atteggiamenti ostili, ribelli o di disinteresse per ciò che li circonda, altri si integrano solo apparentemente per il bisogno di approvazione, ma in realtà sviluppano una propria realtà personale, una vita fantastica nella quale si rifugiano.

I sentimenti nei confronti dei genitori naturali sono spesso ambivalenti: pur sentendosi trascurati, questi bambini non smettono di amare i loro genitori e vivono nell’attesa di essere riportati a casa.

Ogni vissuto rappresenta comunque un caso a sè stante e le conseguenze dell’istituzionalizzazione variano a seconda dell’età, della personalità del bambino e dei rapporti che ha avuto con i genitori.

Il momento di arrivo nella nuova famiglia è estremamente delicato perchè, se l’inserimento nel nucleo dà al bambino la sensazione positiva di essere desiderato e amato da qualcuno, d’altro canto lo obbliga anche a prendere coscienza definitivamente dell’abbandono da parte dei genitori naturali. Tale abbandono è spesso vissuto dai bambini come sconfitta personale e provoca in loro senso di indegnità e autosvalutazione; la paura di essere abbandonato nuovamente e la sfiducia verso le persone adulte sono spesso più forti del bisogno di affetto. Il bambino puà allora manifestare atteggiamenti ostili ed aggressivi come difesa o per mettere alla prova l’affetto dei nuovi genitori e può fare continui riferimenti ai ricordi che ha della famiglia naturale nel tentativo di preservare la propria identità.

I bambini in genere idealizzano i genitori naturali ed attibuiscono a sè stessi la causa dell’abbandono; ciò nonostante la drammaticità della separazione dalla famiglia di origine segna tracce difficili da cancellare e crea un clima di sfiducia verso gli adulti che ostacola la comunicazione e l’instaurazione dei rappporti interpersonali sereni.

I bamini che stanno per essere adottati nutrono aspettative articolate e sviluppano fantasie sui nuovi genitori. Spesso però tali bambini avvertono una contraddizione tra l’idea di famiglia come luogo confortevole ed affettuoso prospettata loro dagli operatori che li seguono nel momento dell’adozione e le loro esperienze passate. E’ nel nuovo ambiente familiare che il bambino dovrà trovare la soluzione a tali conflittualità. Anche la formazione dell’identità è un processo più complesso nei bambini adottati, non solo perchè tali bambini hanno a disposizione  due coppie di genitori come possibili figure d’identificazione, ma anche perchè la mancanza di informazioni sui propri genitori induce ad alimentare fantasie; l’adozione complica notevolmente la normale vicenda del formarsi dell’identità. Per raggiungere un’immagine di sè positiva, il bambino dovrebbe riuscire a non colpevolizzare nè se stesso, nè i genitori per l’abbandono e ad accettare il proprio passato, invece che ignorarlo o cercare di dimenticarlo.

Ciò che il bambino ha vissuto e provato è parte di ciò che il bambino è: il dolore e la frustrazione causati dall’abbandono potranno essere superati ma mai cancellati, fingere che non siano mai esistiti e che la sua vita cominci nel momento in cui arriva nella famiglia adottiva implica un rapporto distorto con la realtà. Il bambino adottato deve riuscire quindi ad accettare sia le proprie origini bioloìgiche che la propria educazione adottiva e superare la triste realtà che ha dovuto affrontare da bambino, e cioè che i suoi genitori naturali non hanno voluto o saputo prendersi cura di lui.

L’adozione si delinea come un processo psicologicamnete molto complesso nel quale si innescano dimensioni private e sociali. Il bambino deve superare il trauma dell’abbandono e intraprendere la via che lo porta all’autorealizzazione e alla costruzione di rapporti affettivi significativi nel nuovo nucleo familiare.

Perchè questo avvenga è indispensabile che i genitori adottivi siano persone mature, disponibili ad un percorso di psicoterapia, perchè sappiano accettare il bambino per quello che è e non per quello che vorrebbe che fosse.

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