Stimoliamo la mente con la musica di Mozart!

A volte ci si interroga su come migliorare le capacità intellettuali dei propri figli, per poter dare loro maggiori chances ed opportuinità nella vita.

Di conseguenza cerchiamo varie soluzioni, come stimolarli alla lettura, fargli fare esercizi di logica, enigmistica, oppure soltanto invitandoli a studiare! Ma sono procedimenti che richiedono una partecipazione attiva, e non sempre i destinatari sono favorevoli, anzi molto spesso nascono discussioni accese.

Meglio ascoltare un po’ di musica (preferibilmente quella classica), richiede meno sforzo, ed è piacevole.


In alcuni ambienti viene diffusa musica classica per migliorare le prestazioni di chi vi si trova all’interno, ad esempio asili, scuole, sul posto di lavoro, o addirittura nelle sale di mungitura per incrementare la produzione di latte!

E parlando di musica classica, come non pensare a  Wolfgang Amadeus Mozart, uno dei più grandi geni della storia della musica in assoluto? (Pensate che a quattro anni suonava brevi pezzi col clavicembalo e a cinque componeva).

Per anni abbiamo creduto che la sua musica, avesse degli effetti particolari sul nostro cervello. E invece?

Io che ho una passione particolare per il grande compositore austriaco, sono rimasta abbastanza delusa dal leggere in questi giorni, che il Requiem, le sonate, i quartetti, le numerose sinfonie e il Don Giovanni (solo per citare alcuni esempi dell’immensa produzione di Mozart), hanno più o meno lo stesso effetto corroborante, che ascoltare un cd di Laura Pausini! (con tutto il rispetto).

Ma come è possibile? Faccio fatica a crederci!

Per anni si è parlato di questo argomento come un fatto irrefutabile, addirittura qualcuno ci ha scritto sopra guadagnandoci copiosamente (vedi Don Campbell, un insegnante di musica del Texas, ideatore del bestseller, The Mozart Effect) e ora sembra essere tutto una fantasia?

Eppure sembra proprio così; l’effetto che la musica può avere sullo sviluppo dell’intelligenza umana, non dipende dall’esecutore o dal compositore, ma dall’affinità che abbiamo verso quel determinato cantante, piuttosto che per il violinista di musica classica.

Ciò che incide in realtà, sullo sviluppo delle facoltà cognitive è il ruolo della dopamina, un neutrasmettitore che migliora il tono dell’umore.

La dopamina viene rilasciata dal cervello quando si fà qualcosa di piacevole, e il “piacevole”è soggettivo, se ne può concludere che anche mangiare un frullato di fragole, se mi piacciono le fragole, può avere un effetto simile all’ascolto della musica di Mozart.

Uno studioso del settore  Glenn Schellenberg, professore di psicologia dell’Università di Toronto, sostiene difatti, che anche dal mangiare un pezzo di cioccolata si possono trarre gli stessi benefici.

Gli stessi risultati arrivano anche dall’Austria; uno studio del 2010 nel quale sono stati portati a termine, e comparati,  39 esperimenti imperniati sull’effetto Mozart. Ma le conclusioni sono identiche: non ci sono prove tangibili che questo tipo di musica abbia effetti diversi dalla musica di altri autori.

Quindi, per tutti gli appassionati del grande Amadeus, non resta che mettersi l’anima in pace e ascoltarsi serenamente un bel concerto per pianoforte e orchestra (suggerisco il n. 20 in re minore k 466), sapendo che ci fa bene comunque, studi e ricerche a parte!

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